Quando….. cerco di capire ciò che mi interessa, può succedere che non riesca a scoprire nulla, nemmeno a individuare i punti salienti di ciò che indago. Se non capisco, mi può capitare di intristirmi, di preoccuparmi o di arrabbiarmi. Implodo o esplodo sempre in eccesso. Penso di essere incapace, impacciata o sbagliata, sento che ogni sforzo inutile mi fa stare più male di prima, e inizia a insinuarsi in me la rabbia di essere alla ricerca di ciò che forse non mi è dato di scoprire, come semplice e limitato essere umano.

Riteniamo sciocco non accorgerci di noi stessi o di altro nella vita, perché è come rimanere in ombra quando invece ci sentiamo chiamati alla luce che manifesta una magnifica originalità innata e libera di determinarsi. È doloroso volersi svelare a sé stessi; non sempre prestiamo attenzione e mettiamo a fuoco quando i pregiudizi, i virus mentali, le fragilità emotive nascondono quello che ci interessa trovare, come un ago in un pagliaio. È frustrante provare ad accorgersi, a capire qualcosa o qualcuno e arrivare sempre troppo tardi, comprendendo soltanto dopo quello che serviva sapere prima. Ci rassegniamo o infuriamo perché il senso delle cose, nella mente dell’uomo, arriva dopo quello che vorremmo, non è mai così rapido e capace di precederle.

Ci sono momenti, però, in cui tutto prende forma e colore: capita – chissà perché e quando e come – che, pur non capendo, ci stupiamo comunque, ci rallegriamo di ciò di cui ci accordiamo solo parzialmente; sentiamo di avere raggiunto l’obiettivo anche se non è la meta finale.

(Dal libro “Elogio dell’attenzione” di Lucia Todaro ed. Feltrinelli)